Coro III

Il Verbo del SIGNORE mi giunse dicendo:
o città miserabili d’uomini intriganti,
o sciagurata generazione d’uomini colti,
traditi nei dedali del vostro stesso ingegno,
venduti dai profitti delle vostre invenzioni:
vi ho dato mani che distogliete dall’adorazione,
vi ho dato la parola, e voi l’usate in infinite chiacchiere,
vi ho dato la mia Legge, e voi fate contratti,
vi ho dato labbra, per esprimere sentimenti amichevoli.
Vi ho dato cuori, e voi li usate per sospettarvi.
Vi ho dato il libero arbitrio, e voi non fate altro che alternarvi
fra la speculazione futile e l’azione sconsiderata.
Molti sono impegnati a scrivere libri e stamparli,
molti desiderano vedere il loro nome a stampa,
molti leggono solo i risultati delle corse.
Leggete molto, ma non il Verbo di DIO,
costruite molto, ma non la Casa di DIO.
Mi costruirete una casa di gesso col tetto ondulato,
per riempirla con i rifiuti dei giornali della domenica?

Prima voce maschile:



Un Grido dall’Oriente:
Che sarà fatto alla spiaggia delle navi che fumano?
Lascerete il mio popolo dimentico e dimenticato
all’ozio, alla fatica, al farneticante stupore?
Saranno lasciati soltanto la ciminiera spezzata,
la chiglia scrostata, una catasta di ferro arrugginito,
in una strada cosparsa di mattoni, dove la capra s’arrampica,
dove il Mio Verbo non è pronunciato.

Seconda voce maschile:



Un Grido dal Nord, dall’Occidente e dal Sud
da cui migliaia di persone ogni giorno viaggiano verso la Città preda del tempo;
dove il Mio Verbo non è pronunciato,
lobelianella terra delle lobelie e delle flanelle da tennis
il coniglio s’intanerà e il pruno tornerà a far visita,
l’ortica fiorirà nell’aiuola di ghiaia,
e il vento dirà: “Qui atei dignitosi vi furono:
unico loro monumento la strada asfaltata
e un migliaio di palline da golf perdute”.

Coro:



Edifichiamo invano se il SIGNORE non edifica con noi.
Potete reggere forse la Città se il SIGNORE non resta con voi?
Mille vigili che dirigono il traffico
non sanno dirvi né perché venite né dove andate.
Una colonia intera di cavie o un’orda d’attive marmotte
edificano meglio di coloro che edificano senza il SIGNORE.
Ci leveremo in piedi fra rovine perenni?
Ho amato la bellezza della Tua Casa, la pace del Tuo santuario,
ho spazzato i pavimenti e adornato gli altari.
Là dove non c’è tempio non vi saranno dimore,
sebbene abbiate rifugi e istituzioni,
alloggi precari dove si paga l’affitto,
scantinati che cedono dove il topo si nutre
o latrine con porte numerate
o una casa un po’ meglio di quella del vicino;
Quando la Straniera dice: “Qual’è il significato di questa città?
Vi accalcate vicini perché vi amate l’un l’altro?”.
Cosa risponderete: “Ci accalchiamo
per trarre denaro l’uno dall’altro”? oppure “Questa è una comunità”?
E la Straniera partirà e tornerà nel deserto.
O anima mia, che tu sia pronta per la venuta della Straniera,
che tu sia pronta per colei che sa come fare domande.

 

O stanchezza di uomini che vi stornate da DIO
per la grandezza della vostra mente e la gloria della vostra azione,
per le arti e le invenzioni e le imprese temerarie,
per gli schemi della grandezza umana del tutto screditata
che riducete la terra e l’acqua al vostro servizio,
che sfuttate i mari e sviscerate le montagne,
che dividete le stelle in comuni e preferite,
impegnati a ideare il frigorifero perfetto,
impegnati a risolvere una morale razionale,
impegnati a stampare più libri che potete,
a far progetti di felicità e a buttar via bottiglie vuote,
passando dalla vacuità ad un febbrile entusiasmo
per la nazione o la razza o ciò che voi chiamate umanità;
sebbene abbiate dimenticato la via al Tempio
v’è una che ricorda la via alla vostra porta:
potete eludere la Vita, ma non la Morte.
Non rinnegherete la Straniera.

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