William Penn
15 mar
Every man takes the limits of is own field of vision for the limit of the world
Arthur Schopenhauer, Studies in Pessimism
28 dic
“La vita è molto prima della riflessione sulla vita, posso riflettere sul mio respiro perché già respiro, non viceversa”
La conoscenza razionalizzata o addirittura scientifica è alla portata di un soggetto pensante che stia già abitando la realtà con una propria forma consistente. Un soggetto che abbia una posizione definita nel reale può osservare e costruire un sapere frutto della ragione.
Ma quella posizione è stata conquistata molto prima che la ragione di quell’individuo avesse una tale autonomia da essere essa stessa fonte di conoscenza, mediatrice della osservazione della realtà o addirittura ideatrice di possibili realtà alternative (teorie scientifiche). Forse “Cogito ergo sum” è un’ipotesi più azzardata di quanto possa apparire. Io “sono” anche quando, ragazzino “spensierato” (appunto), vivo una vita fatta più di reazioni che di riflessioni, più di azione che di pensiero. Intanto imparo, intanto cresco, poi inizierò a pensare davvero.
28 dic
Comunicazione
La maggior parte delle persone tende quasi istintivamente a mantenere vivo un flusso di comunicazione con i propri simili. A volte balza agli occhi con evidenza la banalità, l’assenza di contenuti di queste comunicazioni formali. Sono gli atti di cortesia, i formalismi del buon comportamento, la parte sterile della “buona educazione”, il “ti tratto bene perché sono una persona civile, io”. Non sembrano sussistere motivazioni valide, somiglia più ad opportunismo spicciolo che ad un livello superiore di civiltà. Si discorre di cose cui non si è particolarmente interessati, soltanto per mantenere alto il flusso della comunicazione.
Un po’ come quando d’inverno si deve affrontare il problema delle tubature d’acqua che traversano il giardino: se l’acqua dovesse ristagnarvi all’interno, si rischierebbero problemi a causa del ghiaccio che potrebbe far esplodere le condutture o comunque incrinarle. Si hanno allora due possibili soluzioni: far sparire l’acqua dalle tubature svuotandole oppure, con un maggiore spreco, farla scorrere in modo continuo. Senza sosta, l’acqua in movimento, impedisce al freddo di avere la meglio, almeno fino a quando la temperatura non scenda talmente in basso da raggelare all’istante anche il flusso più rapido.
Così capita che, per salvare dal gelo i rapporti con i propri simili, parliamo e parliamo e parliamo. Riusciamo a fare immensi castelli di parole senza comunicare assolutamente nulla di più che la nostra paura di rimanere congelati. Cosa che, quando la comunicazione è così forzata, accade puntualmente, eventualmente in modo unilaterale, se la sensibilità dell’oratore è troppo limitata. Così capita di sperimentare che la parola non è acqua.
